Omelia per l’apertura del Giubileo Domenicano pronunciata dal Rettore del Santuario di Madonna dell’Arco fr. Alessio Giovanni Maria Romano OP 7 novembre 2015
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Carissimi frati delle comunità di Madonna dell’Arco e di Sant’Antonio a Posillipo, monache dei monasteri di Nocera, Sorrento e Lettere, suore domenicane di Madonna dell’Arco, del Santo Rosario di Pompei e di San Domenico, laici delle fraternità laiche di Palma Campania, Sorrento, Lettere, Pompei, Madonna dell’Arco, Gragnano e Nocera Inferiore, giovani del Movimento Giovanile Domenicano e ministranti del Santuario, Movimento Domenicano delle Famiglie, Catechisti e Catechiste, Signor Sindaco, Autorità Civili e Militari, fedeli tutti del Santuario di Madonna dell’Arco, giunga a voi l’augurio di un fruttuoso anno giubilare ricco di esperienza della misericordia di Dio e della gioia che animò lo spirito di san Domenico sin dalla fondazione dell’Ordine. Il beato Giordano di Sassonia scriveva di san Domenico: “Infiammato dello zelo di Dio e di ardore soprannaturale, per la tua carità senza confini e il fervore dello spirito veemente ti sei consacrato tutt’intero col voto della povertà perpetua all’osservanza apostolica e alla predicazione evangelica”. Nelle biografie e nei ritratti, viene sempre sottolineata nella vita di Domenico la sua grande gioia e la sua grande carità, visibili nell’amore smisurato che aveva per il bene dei fratelli. Domenico è l’uomo della gioia, di quella vera, quella interiore, capace - come dice sempre il beato Giordano - di rallegrarsi con le persone felici e di piangere con chi è nella sofferenza. La gioia di Domenico è la gioia dell’uomo consacrato che vive contemplando la bellezza di Dio attraverso la Sacra Scrittura, la preghiera, la meditazione e la contemplazione. Non ci può essere gioia se non si è in stretta intimità con Dio. San Domenico ha vissuto tutta la sua esistenza in un eterno dialogo col Signore. Parlava con Dio nella preghiera e parlava di Dio ai fratelli. Ma la realtà più bella di questa descrizione di san Domenico è che Domenico vedeva il volto di Dio nel volto dei fratelli, ascoltava la voce dei loro bisogni, si sentiva chiamato da Dio a compiere la sua missione di consacrato attraverso il servizio da rendere ai fratelli. Il volto di Dio, che Domenico contemplava di notte nelle sue veglie di preghiera, lo ritrovava di giorno nei fratelli, e per questo motivo mai si tirava indietro dall’incontro con l’altro. Tutti amava e da tutti era amato. In tutti vedeva il volto di Dio e tutti in lui vedevano la misericordia di Dio che si faceva presente nelle loro vite. Uomo straordinario, Domenico! Uomo della gioia vera! Sempre gioviale con i fratelli che incontra, non gli pesa dedicare il suo tempo per dialogare con loro; non sente la fatica di muoversi da una città all’altra per annunciare la Parola di Dio e renderla presente in mezzo a loro. Non teme il confronto, non nega il dialogo a nessuno, non impone mai il suo pensiero, né teme mai di essere sconfitto. È certo che solo la pazienza, espressione della misericordia, riesce a far ragionare anche le menti più ostinate e ad ammorbidire i cuori più induriti. Non considera mai “tempo sprecato” le ore passate a discutere  su tutto ciò che riguarda Dio e sulle verità di fede con chiunque incontra sulla via. San Domenico è capace, attraverso il suo sguardo, di leggere il cuore dell’uomo che ha di fronte. Capisce subito se quel fratello non conosce Dio, perché non ne ha fatto esperienza o è stato turbato dai cattivi esempi degli altri fratelli, oppure se si sente deluso, abbandonato, amareggiato, perché considera Dio distante dalla sua vita, disinteressato ai suoi bisogni e alle sue necessità. Conoscere il volto di Dio permette a Domenico di conoscere il volto dell’uomo e farsi suo compagno di viaggio. Passa le notti in preghiera, spesso in lacrime, perché vorrebbe che si salvassero tutti, che tutti fossero santi agli occhi di Dio. Vorrebbe alleviare le miserie dell’uomo, aiutarlo, incoraggiarlo. Per cui non si preoccupa tanto di se stesso e della sua salute, purché tutto vada a vantaggio dei fratelli. Domenico è l’uomo della misericordia: è il volto della misericordia di Dio, capace di entrare in sintonia con tutti, e di farsi carico, nel cuore, dei pesi di tutti. Prova grande pietà per tutte le miserie umane con cui viene a contatto, e questo gli è possibile grazie al suo grande cuore. Un cuore fatto di compassione, un cuore intriso di buoni sentimenti, un cuore che sa amare con tutti i sentimenti e in tutte le maniere. Non si può non riconoscere in san Domenico un uomo speciale voluto da Dio per continuare a elargire la sua misericordia. La fondazione dell’Ordine dei Frati Predicatori nasce in san Domenico con l’intenzione precisa di portare la salvezza a tutte le genti. 800 anni dopo, il Maestro dell’Ordine, fra’ Bruno Cadorè, fa risuonare nei nostri cuori le intenzioni di San Domenico: “Siamo stati chiamati da Dio per essere inviati a predicare il Vangelo”. La storia dell’Ordine Domenicano ci mostra come in questi 8 secoli l’ideale primigenio di Domenico non ha perso il suo fascino né la sua valenza. Tanti e tanti sono i nomi illustri di frati, monache, suore e laici che hanno segnato la storia della Chiesa; altrettanto numerosi sono quelli, che pur non essendo illustri, hanno dato lustro nel loro vivere quotidiano a questo grande Ordine di Predicatori. Oggi la famiglia domenicana conta 3 mila monache in 209 monasteri e 6 mila frati in 602 conventi, 150 mila laici e 40 mila suore in 119 congregazioni. A tutti noi, appartenenti a questa grande famiglia, è rivolto il messaggio di Domenico attraverso le parole del Maestro dell’Ordine. Davvero, spetta a tutti noi annunciare il Vangelo, ognuno con il suo essere, con il suo apostolato, con la sua preghiera, con la sua sofferenza, rendendo le nostre comunità accoglienti. Ma più di tutto ci viene chiesto di annunziare la gioia contenuta negli insegnamenti evangelici. Oggi più che mai, proprio come al tempo di Domenico, servono uomini e donne innamorati del Vangelo, appassionati della Parola di Dio, capaci di scuotere le coscienze, di riportare gli uomini a Dio all’insegna della carità. Chi come noi ha deciso di seguire l’ideale di Domenico non può sottrarsi a questo importante compito; non può tirarsi indietro davanti alle sfide del mondo moderno; non può far finta di non sapere e di non vedere. Il vero domenicano, oggi come ieri, continua a chiedersi il perché delle cose, degli avvenimenti e dei comportamenti, e non se ne resta con le mani in mano, in silenzio, come se tutto ciò non gli importasse o non lo riguardasse in prima persona. È nostro compito far prendere coscienza a chi ci sta intorno che esiste ed è fattibile un mondo diverso, dove tutti si occupano e lottano per la giustizia e la pace. Non siamo chiamati a far polemica o a perderci in chiacchiere inutili e inconcludenti! Non siamo chiamati a contraddire o a distruggere chi non la pensa come noi! Non siamo chiamati da Dio a restare sulla porta mentre il mondo perde la sua umanità e la sua dignità. I figli di Domenico sono chiamati ad essere protagonisti del cambiamento, in prima persona. Innanzitutto nella loro vita personale, poi in quella comunitaria e infine, forti della presenza di Dio, nel mondo intero. Laudare – benedicere – praedicare. Queste tre parole, da sempre motto dell’Ordine, e che cantiamo nell’inno del giubileo, oggi più che mai devono risuonare nel nostro cuore. Dobbiamo lodare Dio, pregarlo, conoscerlo, amarlo, contemplarlo nel silenzio del tabernacolo, e ascoltarlo nella bellezza della liturgia. Dobbiamo riscoprire la bellezza di benedire Dio per tutto! Per ogni fratello, per ogni amico, per ogni nemico, per ogni attimo che la vita ci dona e per la bellezza di tutto il creato che Dio ci ha messo attorno. Tutto è frutto e dono dell’immensa misericordia di Dio per noi. Ma senza la preghiera non saremo mai capaci di scoprire tutto ciò, e vivremo superficialmente. Dobbiamo predicare! Sempre e ovunque va annunciata la Parola di Dio, mai con violenza e presunzione, perché queste non appartengono a Dio, ma con quell’amore, quella docilità, quell’entusiasmo che san Domenico ci ha insegnato e tramandato. Chi incontra un domenicano deve incontrare una persona gioiosa, piena di Cristo, innamorata di Cristo. Solo così saremo veri figli di Domenico, veri cristiani. Ai giovani che abbracciano l’ideale di Domenico è affidato il compito di testimoniare la speranza. Alle famiglie, il compito di educare alla fede. Ai laici, il compito di testimoniare il Vangelo in ogni luogo. Alle suore, il compito di rendere visibile la carità. Ai frati, di testimoniare e dispensare la misericordia di Dio. A voi, amate e gioiose sorelle claustrali, il compito di sostenere con la vostra incessante preghiera l’albero fecondo della famiglia domenicana, perché porti al mondo i suoi frutti più belli. Carissimi fratelli e sorelle, inizia quest’oggi un tempo di grazia per tutti voi. Per volere di papa Francesco, unitamente all’ormai vicino Giubileo della Misericordia, quest’anno giubilare domenicano è un invito a fare esperienza di grazia per tutti voi. Insieme a noi, famiglia domenicana, tutti voi siete invitati a vivere questo tempo in cui la grazia di Dio toccherà le vostre vite, intensificando la preghiera. Se ci impegneremo insieme a vivere le tappe di questo anno, saremo capaci di scoprire insieme la bellezza del perdono e diventeremo testimoni di misericordia. Il tempo che ci apprestiamo a vivere non deve servire per rivangare il passato o per piangere sui nostri errori, ma deve essere impiegato per curare le ferite dell’anima e per portare a tutti Cristo, come olio di salvezza che sana le ferite. È questo il tempo per offrire il perdono, per riconciliarci tra noi, per far cessare le guerre e le lotte che tolgono tempo alla gioia di vivere e ci privano della ricchezza dello stare insieme. È tempo di rispondere al male con la preghiera, insegnando il bene a chi ne ha smarrita la conoscenza. È tempo di guardare al futuro con speranza. È la speranza la virtù che accompagna e accresce la fede. Non gusteremo mai la gioia senza possedere in noi la speranza e senza aver dato e ricevuto il perdono. Siamo tutti figli bisognosi di misericordia, perché tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci accompagni nel cammino della vita. Da soli non possiamo nulla! Insieme possiamo costruire tanto. Questo giubileo è un invito per tutti noi a preparare un avvenire migliore, e poiché siamo tutti coscienti che questo tempo troppo spesso ci fa smarrire dalla via della grazia, solo sostenendoci a vicenda riusciremo davvero ad incendiare il mondo con la carità, lodando, pregando e predicando la buona novella del Vangelo. Oggi qui tutti insieme, raccolti in questo tempio dedicato alla Vergine Maria dell’Arco, ci prendiamo l’impegno di andare per il mondo a noi affidato a predicare la parola di Dio. A Maria madre di misericordia rivolgiamo ora il nostro pensiero. La vita di Domenico si è nutrita dell’amore per Maria, un amore coltivato con tenerezza e che ha lasciato in eredità a noi suoi figli. In ogni pagina della storia dell’Ordine, la beata Vergine ha sempre mostrato particolare amore per i figli e le figlie di San Domenico, tanto da farci sentire sempre protetti sotto il suo manto. Lei più di tutti conosce e dispensa misericordia. Lei è la madre che sempre perdona. Lei è la madre del sorriso. Lei che conosce bene il dolore, come ci insegna il santo Rosario, è guida nel cammino della speranza. Sotto la croce non si dispera, non turba il suo cuore con l’odio e il desiderio di vendetta, ma subito perdona, comprende, guarda al domani, si prodiga per tenere uniti i figli che Gesù le ha affidato e non smette di pregare per restare in comunione e perfetta sintonia con Dio, che l’ha voluta madre di Cristo, e al quale ella, senza riserve, ha risposto subito, senza esitare: “Eccomi” perché si compisse la sua volontà. Lei più di tutti conosce la gioia, quella stessa gioia che ha conosciuto e vissuto San Domenico: la gioia del servizio, la gioia che entra nella vita di ogni uomo quando fa esperienza della risurrezione, di perdono, di misericordia, di amore di carità. Esperienza che ci trascina e che ci aiuta a trascinare gli altri verso la pace, verso la casa di Dio, dove godremo la stessa beatitudine dei santi che ci hanno preceduto, lodando Dio per l’eternità. Possa la vergine santa, madre e regina dell’Ordine domenicano, aiutarci a vivere pienamente questo Giubileo domenicano, quest’anno di grazia. Buon Giubileo a tutti voi. La gioia di Domenico sia la vostra gioia.
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